Mal di schiena, ecco come affrontarlo

L’American College of Physicians ha di recente diffuso le linee guida per la scelta del trattamento più opportuno per contrastare il mal di schiena. La patologia infatti non sempre colpisce allo stesso modo e non sempre alla sua origine ci sono le radici dei nervi che fuoriescono dallacolonna vertebrale: per questo motivo risulta fondamentale diversificare i trattamenti.
Le raccomandazioni identificano tre possibili situazioni:
•    Dolore acuto: il dolore dura meno di quattro settimane;
•    Dolore subacuto: il dolore dura dalle 4 alle 12 settimane;
•    Problemi cronici: il dolore dura da più di 12 settimane.
Sulla base di queste tre situazioni, l’Annals of Internal Medicine riporta 3 raccomandazioni:
•    Raccomandazione 1: considerato che molti dei pazienti con dolore lombare acuto o subacuto migliora nel tempo indipendentemente dai trattamenti, medici e pazienti dovrebbero scegliere trattamenti non farmacologici con calore superficiale, massaggio, agopuntura o manipolazione spinale. Se si preferisce un trattamento farmacologico, sarebbe opportuno scegliere farmaci antinfiammatori non steroidei o miorilassanti.
•    Raccomandazione 2: Per i pazienti con dolore lombare cronico sarebbe opportuno scegliere inizialmente trattamenti non farmacologici con esercizio, riabilitazione multidisciplinare, agopuntura, riduzione dello stress basata sulla mindfulness, esercizi di controllo motorio, rilassamento muscolare progressivo, biofeedback elettromiografico, terapia laser a basso livello energetico, terapia operante o manipolazione spinale.

•    Raccomandazione 3: Nei pazienti con dolore cronico che hanno risposto in modo non soddisfacente alla terapia non farmacologica, bisognerebbe prendere in considerazione il trattamento farmacologico con farmaci antinfiammatori non steroidei come terapia di prima linea, o tramadolo o duloxetina come terapia di seconda linea. I medici dovrebbero considerare gli oppioidi solo come opzione per pazienti in cui i trattamenti prima menzionati hanno fallito e solo se per i singoli pazienti i potenziali benefici superano i rischi e dopo una discussione con loro sui rischi noti e i benefici realistici.

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